Studio Associato di Ingegneria Ambientale di Guido Scarano ed Alessandro Scoccia
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Depuratori per pastifici


1. Introduzione
La presente relazione descrive le caratteristiche costruttive e le modalità di funzionamento di un impianto progettato specificatamente per la depurazione delle acque di scarico dei pastifici. Nella relazione viene fatto riferimento ad una applicazione pratica effettuata presso lo stabilimento del Pastificio Fé ubicato a Chianciano Terme (SI) in Strada della Maglianella. Come sarà di seguito evidenziato, l’impianto è un depuratore biologico a fanghi attivi a schema nitro-denitro di tipo tradizionale che può essere applicato a diverse aziende (salumifici, caseifici, panifici, ecc.) in alternativa al sistema di trattamento innovativo descritto nella specifica scheda.

2. Parametri di inquinamento delle acque di scarico e limiti di emissione

Il pastificio Fé scarica 5 m3/giorno di acque di risulta dalla produzione che devono essere classificate come acque reflue industriali ai sensi dell’art. 64 lettera h) della parte terza del D.Lgs. n. 152/2006. Poiché il corpo idrico superficiale più vicino allo stabilimento dista più di 1000 m, le acque reflue vengono scaricate sul suolo in virtù della deroga disposta dall’art. 103 comma c) e dal punto 2 dell’allegato 5 al decreto. Trattandosi di acque reflue industriali recapitanti sul suolo, lo scarico deve risultare conforme ai valori limiti di emissione disposti dalla tabella 4 del succitato allegato. I principali parametri di inquinamento delle acque di scarico, come risultanti dalle analisi di laboratorio effettuate per conto dell’azienda, sono riportati nella sottostante tabella 1 unitamente ai rispettivi limiti di emissione.


Dall’esame della tabella 1 si evince che tutti i parametri di inquinamento delle acque di scarico esorbitano considerevolmente dai limiti normativi di emissione, per cui l’impianto adibito al loro trattamento deve essere in grado di rimuovere, oltre ai solidi sospesi e alle materie organiche carboniose (BOD5 e COD), anche i nutrienti (azoto e fosforo) e i tensioattivi. Essendo inoltre accertato l’elevata concentrazione degli oli e grassi animali e vegetali, si pone anche il problema della rimozione di questo inquinante.

3. Ciclo depurativo

Il ciclo depurativo operato dall’impianto e i relativi componenti sono elencati nella sottostante tabella 2 dove è altresì specificato il tipo di trattamento a cui tali componenti sono preposti.


Non menzionata dalla tabella, è prevista anche una stazione di sollevamento che provvede a rilanciare l’acqua depurata al corpo recettore in quanto quest’ultimo è situato a una quota superiore a quella dell’impianto.

4. Configurazione costruttiva dell’impianto

A meno del pozzetto di clorazione, che è realizzato a parte, tutti gli altri componenti impiantistici delle unità operative sono confinati in una vasca monoblocco prefabbricata in cemento armato vibrato a pianta rettangolare di dimensioni esterne 2,5 x 7,5 m, altezza 2,5 m capacità 38,9 m3. La vasca è suddivisa tramite setti interni nei comparti di contenimento dei componenti dell’impianto. Nella posa in opera, la vasca viene interrata a livello della condotta di scarico e sopraelevata e ricoperta al piano di campagna mediante una struttura di rialzo e copertura carrabile anch’essa prefabbricata in cemento armato vibrato. Sulla copertura sono praticate le aperture di ispezione, con relativi chiusini in ghisa di classe adeguata, in numero e disposizione sufficienti a consentire agevolmente le operazioni di manutenzione di tutte le apparecchiature sommerse dell’impianto. Questa configurazione costruttiva è illustrata nei sottostanti elaborati grafici ed è descritta nel seguito della trattazione unitamente alle modalità di funzionamento di ogni singolo componente.

5. Caratteristiche della unità di pretrattamento e trattamento primario

Come evidenziato dalla tabella 2, l’unità di pretrattamento e trattamento primario delle acque di scarico comprende il degrassatore, il bacino di bilanciamento idraulico e il canale di decantazione della fossa Imhoff.

5.1 Degrassatore

Il degrassatore è il componente dell’impianto che provvede alla rimozione delle sospensioni grasse e oleose contenute nelle acque di scarico. Questo pretrattamento consente di ridurre non solo l’inquinamento proprio di tali sostanze, in quanto le concentrazioni dei grassi e oli nelle acque reflue industriali ammesse allo scarico sono limitate dalle norme, ma anche l’inquinamento indotto in termini di BOD5 e COD trattandosi di materie ad alto contenuto organico. Per di più viene scongiurata la possibilità di danni e malfunzionamenti che la presenza di queste sostanze può provocare alle attrezzature sommerse (pompe, miscelatori, diffusori d’aria di profondità) installate nelle unità operative dell’impianto.

Il degrassatore è realizzato in comparto della vasca collegato in entrata alla condotta di scarico delle acque reflue e comunicante in uscita con il contiguo bacino di bilanciamento idraulico attraverso una apertura superiore praticata sul setto separatore. In corrispondenza della condotta di entrata e dell’apertura di uscita, sono montati rispettivamente un deflettore e un paraschiuma ambedue realizzati con lamiere di acciaio inossidabile.
Il funzionamento del degrassatore è basato sulla separazione per gravità fra l’acqua defluente nel comparto e le sospensioni grasse e oleose che, per la loro minore densità, risalgono in superficie. In uscita dal degrassatore, le sospensioni galleggianti vengono trattenute dalla lama paraschiuma mentre l’acqua chiarificata sottostante defluisce nella intercapedine delimitata dalla lama e si immette nel bacino di bilanciamento idraulico attraverso l’apertura di comunicazione.
Lo strato galleggiante tende ad aumentare di spessore a causa del continuo accumulo delle sospensioni leggere in superficie per cui, periodicamente, deve essere estratto ed avviato allo smaltimento presso un centro esterno (questa operazione può essere effettuata contestualmente con lo svuotamento della fossa Imhoff ad opera della stessa autospurgo).
Il comparto dedicato alla degrassatura delle acque di scarico è stato conformato e dimensionato sulla base dei principi di progettazione disposti dalla norma UNI EN 1825-1 e del valore della dimensione nominale calcolata secondo la metodologia stabilita dalla norma UNI EN 1825-2.

5.2 Bacino di bilanciamento idraulico

Il bacino di bilanciamento idraulico è il componente che provvede ad equalizzare l’alimentazione dell’impianto nell’arco delle 24 ore giornaliere in virtù della sua capacità di accumulo in grado di assorbire l’eccesso di scarico durante le 8 ore di lavorazione e di sostenere l’alimentazione dell’impianto alla portata media giornaliera nelle restanti 16 ore.

Il bacino è costituito da un comparto della vasca collegato in entrata al degrassatore attraverso l’apertura di comunicazione già specificata e comunicante in uscita con il reattore anossico mediante una condotta di troppo pieno innestata sul bordo superiore della vasca. Il bacino è equipaggiato con una pompa sommersa e con la relativa linea di rilancio dell’acqua. La pompa è del tipo centrifuga con girante arretrata a vortice liquido, specifica per la movimentazione di liquami, comandata da due sonde di livello (uno di stacca e l’altro di attacca), erogante nelle condizioni di carico più gravose una portata largamente superiore alla portata di alimentazione dell’impianto stabilita in fase di progetto. La linea di rilancio comprende una tubazione di sollevamento nonché una tubazione di ricircolo, una di mandata al canale di sedimentazione della fossa Imhoff ed una di adduzione diretta al reattore anossico, tutte munite di valvola di intercettazione.

La quantità di acque reflue prodotte nelle 8 ore di lavorazione giornaliera (5 m3) e scaricate nel bacino di bilanciamento idraulico viene rilanciata all’impianto nell’arco delle 24 ore con una portata oraria equalizzata di poco superiore a 0,2 m3/h. Di conseguenza, durante il periodo di lavorazione, si verifica un eccesso di scarico che è largamente contenuto dal bacino in virtù della sua capacità utile di accumulo. L’acqua accumulata durante il periodo di lavorazione viene quindi rilanciata all’impianto nella restanti 16 ore giornaliere.
La portata erogata dalla pompa di rilancio è notevolmente superiore a quella di alimentazione dell’impianto per cui gran parte del flusso di rilancio viene ricircolato nello stesso bacino. A tale riguardo, le valvole montate sulle tubazioni di mandata e di ricircolo devono essere regolate in fase di avviamento dell’impianto in modo da ripartire adeguatamente i flussi. Questa particolare configurazione della linea di rilancio, rispetto a quella con una sola valvola montata sulla tubazione di mandata, consente di regolare più agevolmente la portata di alimentazione dell’impianto evitando la possibilità di ostruzioni in corrispondenza della valvola provocate da flussi troppo bassi. Al contempo, il vigoroso ricircolo operato dalla pompa provvede ad omogeneizzare l’acqua accumulata nel bacino uniformandone le caratteristiche fisiche e chimiche, oltre a quelle idrauliche, in modo da realizzare una alimentazione quanto più equalizzata dell’impianto.

5.3 Canale di decantazione della fossa Imhoff

Le regole di buona tecnica raccomandano di evitare la sedimentazione primaria nei depuratori biologici a fanghi attivi a schema anossico/aerobico al fine di preservare il più possibile il contenuto organico delle acque di scarico necessario per attivare il processo di denitrificazione nel reattore anossico.
Ciò nonostante, nell’impianto in esame è prevista l’installazione, a monte della unità di trattamento secondario, di una fossa Imhoff nel cui canale di decantazione può essere operato il trattamento di sedimentazione primaria delle acque di scarico rilanciate dalla pompa del bacino di bilanciamento idraulico. Tale scelta parte dal presupposto che, manovrando le valvole di intercettazione montate sulle tubazioni di mandata al canale di decantazione e di adduzione diretta al reattore anossico, è possibile comunque bypassare la fossa limitandone l’impiego alla sola digestione del fango di supero. La fossa è realizzata in un comparto della vasca al cui interno è ricavato un canale longitudinale di decantazione separato dal sottostante vano di accumulo e digestione del fango di supero tramite una parete sagomata in acciaio inossidabile conformata come da dettami Imhoff con il fondo inclinato di 45° verso l’apertura di comunicazione. Il canale è alimentato in entrata dalla tubazione di mandata della pompa di rilancio dell’acqua di scarico e comunica in uscita con il contiguo reattore anossico attraverso una apertura superiore praticata sul setto separatore.
Rilanciata dal bacino bilanciamento idraulico, l’acqua confluisce nel canale di decantazione della fossa Imhoff dove la frazione sedimentabile dei solidi sospesi (fango primario) attraversa l’apertura inferiore e si deposita nel sottostante vano di accumulo e digestione anaerobica del fango mentre l’acqua prechiarificata defluisce nel contiguo reattore anossico attraverso l’apertura di comunicazione. Questo trattamento può essere escluso rilanciando l’acqua dal bacino di bilanciamento idraulico direttamente al reattore anossico, previo chiusura della valvola montata sul tubo di mandata al canale di decantazione e apertura di quella montata sul tubo di adduzione diretta reattore anossico.
Da quanto sopra si evince che il canale di decantazione della fossa Imhoff funziona a tutti gli effetti da sedimentatore primario e, come tale, è regolamentato dalla norma UNI EN 12255-4. Adottando un valore del carico idraulico superficiale inferiore al limite massimo (1 m/h) raccomandato dalla succitata norma, la sedimentazione primaria è in grado di rimuovere il 70% carico dei solidi sospesi e il 30% del carico organico delle acque di scarico. In percentuali minori si ottiene anche una rimozione del carico dell’azoto e del fosforo.

6. Caratteristiche della unità di trattamento secondario e terziario

Le unità di trattamento secondario e terziario hanno la precipua funzione di ricondurre il grado di inquinamento delle acque di scarico entro i limiti di emissione della tabella 1. A tal fine le unità sono state dimensionate, senza considerare la sedimentazione primaria, secondo le disposizioni della norma tecnica nazionale UNI EN 12255-6 e degli Standard Tedeschi ATV-DVWK-A 131E.
Considerato l’elevato grado di biodegradabiltà delle acque di scarico, attestato dal basso valore del rapporto COD/BOD5 (1,4), la rimozione delle materie organiche carboniose e dell’azoto ammoniacale e nitrico viene operata per via biologica come descritto in quanto segue.

6.1 Complesso anossico/aerobico

Il trattamento più diffuso per la rimozione biologica contestuale delle materie organiche carboniose e dell’azoto presenti nelle acque di scarico è basato sullo schema di processo anossico/aerobico. Tale processo è operato da un complesso composto da un reattore anossico ed uno aerobico interconnessi fra di loro e con il sedimentatore secondario secondo uno schema che prevede lo stazionamento della miscela acqua-fango prima nell’ambiente anossico e poi in quello aerobico con un consistente ricircolo dal secondo al primo a cui si aggiunge il ricircolo del fango dal bacino di sedimentazione secondaria. Previo aggiunta di un reattore anaerobico in testa al complesso e opportuna modifica dello schema di processo, l’impianto sarebbe in grado di rimuovere per via biologica anche il fosforo. Tuttavia, nella presente applicazione è stata prevista la rimozione del fosforo per precipitazione chimica attuata direttamente all’interno del complesso anossico/aerobico (co-precipitazione).
Il reattore anossico è realizzato in un comparto della vasca equipaggiato con un dispositivo meccanico per l’agitazione della miscela acqua-fango stazionante nel comparto. L’agitatore è composto da due miscelatori, del tipo ad elica marina tripala, in grado di conferire alla miscela l’energia sufficiente per mantenere in sospensione i fiocchi di fango biologico ivi presente. In entrata il comparto è alimentato attraverso la già specificata apertura di comunicazione con il canale di decantazione delle fossa Imhoff ovvero, qualora il trattamento di sedimentazione primaria venga bypassato, direttamente dalla tubazione di mandata della pompa di rilancio dell’acqua dal bacino di bilanciamento idraulico. In uscita, il comparto comunica con il contiguo reattore aerobico attraverso una apertura superiore praticata sul setto separatore.


Il reattore aerobico è realizzato in un comparto della vasca equipaggiato con un aeratore di profondità e con una pompa preposta al ricircolo della miscela acqua-fango al reattore anossico. Il comparto è alimentato in entrata attraverso la già specificata apertura di comunicazione con il reattore anossico e comunica in uscita con il contiguo bacino di sedimentazione secondaria mediante una condotta sommersa, per cui il livello dell’acqua nel reattore è determinato dalla canaletta di sfioro del sedimentatore di seguito descritta. L’aeratore è composto da 12 diffusori d’aria a bolle fini del tipo a disco con membrana di gomma sintetica microfessurata posizionati uniformemente sul fondo del comparto e raccordati ad un circuito di distribuzione di profondità alimentato da due soffianti (di cui una di riserva) del tipo a canale laterale bistadio a basso consumo energetico. La pompa di ricircolo è del tipo centrifuga a girante arretrata a vortice liquido specifica per la movimentazione di liquami fangosi. Ciascuna soffiante è in grado di erogare una portata d’aria sufficiente a trasferire la quantità di ossigeno sufficiente per sostenere l’attività batterica nel reattore. La pompa di ricircolo eroga una portata circa 10 volte superiore alla portata di alimentazione sufficiente a sostenere le reazioni di denitrificazione che avvengono nell’apposito bacino.
Conformato e attrezzato come sopra specificato, il complesso anossico/aerobico provvede alla rimozione contestuale delle materie organiche carboniose e dell’azoto ammoniacale in base al principio secondo il quale, per effetto della rapida e continua alternanza di condizioni anossiche e aerobiche nel liquame, si genera e sopravvive una biomassa eterotrofa (aerobica facoltativa) denitrificatrice oltre alla biomassa autotrofa (aerobica obbligata) tipica dei depuratori a fanghi attivi a schema tradizionale. La biodegradazione delle sostanze inquinanti è provocata dalle seguenti reazioni di ossidoriduzione che avvengono nel complesso:

- ossidazione nel reattore aerobico del carbonio organico residuo ad anidride carbonica e dell’azoto ammoniacale ad azoto nitrico ad opera della biomassa autotrofa e di quella eterotrofa a spese dell’ossigeno contenuto nell’aria presente nel reattore;
- riduzione nel reattore anossico dei nitrati ricircolati dal reattore aerobico e di quelli apportati dalle acque reflue ad azoto molecolare gassoso con contestuale ossidazione del carbonio contenuto nelle materie organiche presenti nelle acque di scarico ad opera della biomassa eterotrofa (quella autotrofa rimane inattiva).

I microrganismi catalizzatori delle suddette reazioni si raccolgono in colonie batteriche (fiocchi biologici) tenuti in sospensione dai dispositivi preposti alla agitazione meccanica (nel reattore anossico) ed alla aerazione (nel reattore aerobico) della miscela acqua-fango. Assimilando le sostanze inquinanti, i microrganismi presenti nei fiocchi proliferano per cui parte di essi (fango biologico di supero) deve essere periodicamente spurgato per mantenere costante la concentrazione dei solidi sospesi nei due reattori.

6.2 Sedimentatore secondario

Il sedimentatore secondario è il componente dell’impianto che provvede a separare l’acqua dai fiocchi di fango presenti nella miscela acqua-fango defluente dal reattore aerobico. Come uso corrente nei depuratori biologici a fanghi attivi di piccola potenzialità, tale trattamento viene operato da un decantatore statico a flusso ascensionale.
Il sedimentatore secondario è realizzato in un comparto a pianta quadrata della vasca conformato con fondo a tramoggia inclinata di 60° ed equipaggiato con i dispositivi tipici dei decantatori statici a flusso ascensionale: condotta di immissione della miscela acqua-fango, deflettore cilindrico coassiale, canaletta perimetrale di sfioro a profilo Thomson, tutti realizzati con lamiere di acciaio inossidabile. In corrispondenza del pozzetto di raccolta della tramoggia di fondo è installata la pompa di estrazione del fango sedimentato che provvede sia al ricircolo nel reattore anossico sia allo spurgo nel vano di digestione della fossa Imhoff. La pompa, del tipo centrifuga a girante arretrata a vortice liquido, funziona con una prefissata intermittenza regolata da timer inserito nel quadro elettrico. La linea di ricircolo è costituita da una tubazione di mandata con i raccordi di adduzione al reattore anossico e al vano di digestione della fossa Imhoff entrambi muniti di valvola di intercettazione.

Conformato e attrezzato come sopra specificato, il sedimentatore secondario opera come segue. Dal bacino di ossidazione la miscela acqua-fango defluisce nel deflettore cilindrico coassiale del bacino di sedimentazione attraverso la condotta di immissione. Qui avviene la separazione fra i fiocchi, che sedimentano per gravità sul fondo addensandosi in uno strato fangoso, e l’acqua depurata che tracima nella canaletta di sfioro e fuoriesce attraverso la condotta di scarico da cui viene convogliata al pozzetto di clorazione. Il fango sedimentato viene estratto in modo intermittente dalla pompa che provvede a ricircolarlo in testa al bacino di ossidazione. Previo apertura manuale della valvola di intercettazione installata sulla linea di spurgo, la stessa pompa provvede a conferire il fango di supero al vano di digestione anaerobica della fossa Imhoff.

6.3 Stazione di dosaggio dell’agente chimico per la precipitazione del fosforo

Il principio di base del processo di rimozione chimica del fosforo dalle acque di scarico è che facendo reagire i suoi composti prevalenti (ortofosfati) con un sale metallico (ferro o alluminio) si formano precipitati di fosfati che possono essere rimossi in vario modo. Nell’applicazione in esame, si prevede che l’agente chimico venga immesso in testa al complesso anossico/aerobico sicché la reazione di precipitazione avviene direttamente all’interno dei reattori biologici (co-precipitazione) grazie all’azione miscelatrice dei dispositivi preposti all’agitazione meccanica (nel reattore anossico) e alla aerazione (nel reattore aerobico) della miscela acqua-fango. In tal caso i precipitati di fosfati vengono rimossi insieme al fango biologico di supero.
La stazione di dosaggio del reagente chimico per la precipitazione del fosforo (tipicamente cloruro ferrino) è costituita da un serbatoio contenitore del prodotto in polietilene ad alta densità asservito a due pompe dosatrici (di cui una di riserva) del tipo volumetriche a impulsi elettromagnetici ciascuna erogante una portata sufficiente a completare il processo di precipitazione del fosforo nelle condizioni progettuali di alimentazione idraulica dell’impianto. Il serbatoio è alloggiato in un vano di seconda sicurezza di capacità tale da garantire la tenuta del prodotto in caso di fuoriuscita accidentale. Le pompe dosatrici del reagente di precipitazione del fosforo sono comandate dalle sonde di livello asservite alla pompa di rilancio dell’acqua dal bacino di bilanciamento idraulico.

6.4 Pozzetto di clorazione

Come anticipato, i limiti di emissione per le acque reflue industriali recapitanti sul suolo sono dettati dalla tabella 4 dell’allegato 5 al D.Lgs. n. 152/2006 in cui, con riguardo ai parametri di inquinamento microbiologico, viene consigliato un limite di 5000 UFC/100 ml per l’indicatore Escherichia coli che normalmente è ritenuto indice di contaminazione fecale. Nell’applicazione in esame, lo scarico non contiene acque nere per cui la prescrizione di legge dovrebbe essere implicitamente rispettata.
Tuttavia, considerata la possibile presenza di altre specie batteriche nelle acque di scarico, è stato comunque previsto l’inserimento di un componente preposto alla disinfezione dell’acqua prima dello scarico al corpo recettore. Questa scelta parte dal presupposto che, ove non necessario, il componente può essere agevolmente escluso dal ciclo depurativo. Il trattamento di disinfezione viene attuato in un pozzetto di cemento armato installato a valle del bacino di sedimentazione secondaria. Nella posa in opera, il pozzetto viene interrato a livello della condotta di uscita dal sedimentatore e sopraelevato tramite un anello di rialzo al piano di campagna dove viene ricoperto mediante un solaio di copertura carrabile recante una apertura di ispezione munita di chiusino in ghisa. Il pozzetto è collegato in entrata alla condotta uscente dal sedimentatore secondario ed in uscita con la condotta di scarico dell’acqua depurata al corpo recettore terminale.

Nel deflusso attraverso il pozzetto, l’acqua viene addizionata da un composto battericida a base di cloro (in genere si usa ipoclorito di sodio in soluzione commerciale al 12% di cloro attivo, conosciuta in commercio con il nome di varecchina). Il disinfettante viene iniettato da una stazione di dosaggio composta dal contenitore del disinfettante e dal relativo dosatore. Il contenitore consiste in un serbatoio di polietilene alloggiato in un vano di seconda sicurezza di capacità tale da garantire la tenuta del prodotto in caso di fuoriuscita accidentale. Il dosatore consiste in una pompa volumetrica a portata regolabile del tipo ad impulsi elettromagnetici in grado di erogare una portata massima sufficiente a completare l’azione di disinfezione dell’acqua. La pompa è comandata dalle sonde di livello a servizio della pompa di rilancio dell’acqua dal bacino di bilanciamento idraulico.

7. Caratteristiche della unità di trattamento del fango di supero

L’unità di trattamento del fango di supero è costituita dal vano di accumulo e digestione anaerobica della fossa Imhoff le cui caratteristiche costruttive sono state descritte nei paragrafi precedenti. Così conformato e dimensionato, il digestore funziona come segue.
Il fango conferito al vano di accumulo e digestione anaerobica della fossa Imhoff è composto dai solidi sedimentabili contenuti nelle acque di scarico (fango primario) e dal fango spurgato dalla linea di estrazione del fango sedimentato (fango secondario) i quali si depositano sul fondo e vi staziona per un certo intervallo di tempo prima di essere prelevati tramite autospurgo. Durante tale intervallo, il fango si stabilizza e si ispessisce sia per la riduzione della frazione volatile della sostanza secca, che viene parzialmente rimossa sotto forma di emissioni gassose (metano, anidride carbonica), sia per effetto della compressione degli strati inferiori. Il fango periodicamente estratto dal bacino deve essere conferito ad un apposito centro di trattamento (disidratazione) prima del definitivo smaltimento in discarica.

8. Componenti ausiliari

L’impianto è dotato di un pozzetto di campionamento tipo prefabbricato in calcestruzzo armato munito di anello di prolunga al piano di campagna e di soletta di copertura carrabile dotata di apertura di ispezionamento. Il pozzetto è installato lungo la linea di scarico dell’acqua depurata ed è conformato in modo da risultare facilmente ispezionabile e consentire il prelievo dei campioni di acqua depurata da parte degli organi di controllo e degli addetti alla operazione dell’impianto.
Gli elettrocomponenti dell’impianto (pompe, compressori, agitatori) sono alimentati e controllati da un quadro elettrico realizzato ed assemblato secondo norme di legge in un contenitore con protezione IP55. Il quadro è posizionato in un apposito locale di servizio al cui interno sono alloggiati anche i serbatoi di contenimento dei reagenti per la precipitazione del fosforo e la disinfezione dell’acqua depurata.

9. Modalità di installazione dell’impianto

Nella pratica corrente di realizzazione del depuratore in esame, la vasca di contenimento dell’impianto viene completamente preallestita in stabilimento e quindi, unitamente alle strutture di rialzo-copertura e al pozzetto di clorazione, viene trasportata in cantiere dove deve essere predisposto lo scavo a misura e il piano di posa della vasca (strato di sabbia, magrone o massetto di cemento armato a seconda della consistenza del terreno). Una volta in cantiere, la vasca viene calata nello scavo a mezzo di una gru adeguata, quindi vengono completati i collegamenti idraulici fra i vari comparti e infine vengono posate le coperture ed effettuato il rinterro. Queste fasi di installazione dell’impianto sono raffigurate nella sottostante sequenza fotografica.

10. Prestazioni e peculiarità dell’impianto

Il depuratore del Pastificio Fé è operativo da circa due anni durante i quali le sue prestazioni sono state monitorate con cadenza mensile e sottoposte a controllo da parte degli organi di controllo. In allegato è riportata una delle tante analisi chimiche dei parametri di inquinamento dell’acqua depurata da cui si evince l’assoluta conformità ai limiti di emissione disposti dalle norme.


Alla luce di quanto finora esposto, le principali peculiarità dell’impianto illustrato nella presente relazione possono essere sintetizzate come segue.

Riguardo agli aspetti strutturali

Per il contenimento dell’impianto viene impiegata una vasca monoblocco prefabbricata in cemento armato vibrato che, in quanto tale, offre la massima garanzia di tenuta idraulica, di stabilità strutturale e di resistenza nel tempo all’azione corrosiva dei liquami a tutela delle acque sotterranee contro possibili perdite di liquami nel sottosuolo. D’altronde, essendo la vasca completamente interrata, viene minimizzato l’impatto paesaggistico e le condizioni di disturbo di un eventuale vicinato. Infine, l’impiego di strutture di rialzo e copertura, in luogo dei tradizionali torrini, rende molto più agevole l’ispezionamento e la manutenzione dell’impianto.

Riguardo agli aspetti funzionali

Il ciclo depurativo viene calcolato secondo le disposizioni e le raccomandazioni dettate dalle più accreditate norme tecniche sull’argomento (UNI, ATV, EPA) e le attrezzature impiantistiche sono prodotte e garantite da ditte primarie operanti nel settore. Tutto questo, aggiunto alla completezza dello schema di processo adottato deducibile dalla tabella 2, consente all’impianto di operare una depurazione ad ampio spettro in grado di garantire il conseguimento dei limiti normativi di emissione per tutti i parametri di inquinamento esorbitanti delle acque di scarico.

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