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Studio Associato di Ingegneria Ambientale di Guido Scarano ed Alessandro Scoccia
Via Gregorovius 40 - 06127 Perugia
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Vasca monoblocco prefabbricata


1. Caratteristiche della serie.

La serie delle vasche monoblocco prefabbricate in cemento armato vibrato, progettate dallo Studio Associato di Ingegneria Ambientale e prodotte dalla Cancellotti s.r.l. presso il proprio stabilimento di Perugia, comprende tre tipologie di vasche circolari per una capacità fino a circa 10.000 l e quattro tipologie di vasche rettangolari per capacità fino a circa 52.000 litri. Le dimensioni e i pesi delle vasche e delle relative coperture sono specificati nella sottostante tabella.


La vasca rettangolare da 52100 l e quella circolare da 9800 l sono, nella loro rispettiva configurazione geometrica, fra le vasche monoblocco prefabbricate in cemento armato vibrato di maggiore capacità oggi reperibili sul mercato nazionale. Bacini di capacità superiore a 52100 l possono essere realizzati impiegando più vasche rettangolari affiancate fra di loro e messe in comunicazione di fondo tramite tubazioni di collegamento avvitate in manicotti filettati annegati nel cemento. Questo sistema di comunicazione fornisce la massima garanzia di tenuta idraulica.


Tutte le vasche della serie sono realizzate a getto in soluzione monoblocco con l’impiego di calcestruzzo RcK > 450 kg/cm2 vibrato su casseri metallici e di armature di acciaio ad aderenza migliorata e reti elettrosaldate FeB44K controllate in stabilimento, in assoluta conformità con le norme tecniche per le costruzioni prefabbricate come sarà circostanziato a conclusione della presente relazione.
Essendo realizzate a getto e adeguatamente vibrate, le vasche forniscono la massima garanzia di tenuta idraulica e di resistenza strutturale. Pur tuttavia, su richiesta del committente, le vasche possono essere trattate internamente o esternamente tramite posa di una doppia mano di vernice epossidica ad ulteriore garanzia della loro tenuta idraulica. Come tutti I manufatti in cemento armato, le vasche della serie in esame sono strutture altamente resistenti all’azione chimica dei liquami. Tale resistenza è attestata soprattutto dalle numerose applicazioni finora eseguite per il contenimento di liquidi particolarmente aggressivi quali, ad esempio, il percolato di discarica, i reflui di industrie chimiche, ecc.



Le vasche rettangolari della serie sono modulari in quanto per ciascuna di esse la lunghezza e la larghezza sono multipli di 2.5 m. Pertanto le vasche possono essere variamente accoppiate fra di loro (sia affiancate che accostate di testa) in modo da comporre le più diverse configurazioni ed in particolare quelle usualmente impiegate per la realizzazione degli impianti di trattamento delle acque. Le vasche rettangolari possono essere compartimentale tramite setti interni realizzati a getto, e quindi a perfetta tenuta idraulica, che è una condizione indispensabile per la realizzazione di alcuni componenti come ad esempio le pareti divisorie fra il locale pompe e la riserva idrica nelle vasche antincendio. Inoltre i comparti interni alle vasche possono essere conformati con fondo a tramoggia necessario per la realizzazione dei bacini di sedimentazione.

Le vasche rettangolari installate fuori terra sono le più sollecitate, dovendo reggere la spinta interna dell’acqua senza alcun contrasto esterno. Per tale motivo, nelle installazioni fuori terra, l’impasto cementizio impiegato per la formazione degli elementi strutturali perimetrali (pareti e fondo) viene additivato con fibre resistenti in aggiunta ai ferri di armatura. Inoltre le vasche vengono rinforzate con tiranti trasversali realizzati in acciaio inossidabile.

Sia le vasche circolari che quelle rettangolari possono essere interrate a qualsiasi profondità compatibilmente con le condizioni di resistenza strutturale dei solai di copertura e della vasche. In queste installazioni, viene assicurata in ogni modo sia la ispezionabilità degli ambienti interni alle vasche sia la transitabilità del terreno sovrastante. Infatti, le vasche sono accessoriate con solai di copertura oppure con strutture di rialzo e copertura carrabile o pedonale, anch’esse prefabbricate in soluzione monoblocco, su cui sono praticate opportune aperture di ispezione munite di chiusini in ghisa di classe adeguata. Le strutture di rialzo e copertura sono una produzione esclusiva della Cancellotti. Esse consentono di soprelevare le vasche al piano di campagna in alternativa ai tradizionali torrini fornendo, rispetto a questi, una possibilità di ispezionamento e di manutenzione decisamente superiore.

2. Mezzi di produzione e fasi di lavorazione.

Le vasche della serie vengono realizzate presso lo stabilimento della Cancellotti s.r.l. di Perugia in un capannone di 2000 mq adibito esclusivamente alla loro produzione. Per lo stoccaggio dei manufatti, viene utilizzato sia l’ambiente interno al capannone che un piazzale antistante di 2000 mq ambedue serviti da carroponti con portata largamente superiore a 30 ton che è la minima necessaria per la movimentazione della vasca da 52000 l.


Il capannone ospita tutte le attrezzature impiegate per la produzione dei manufatti oltre ad una piccola officina di appoggio e ad un laboratorio tecnologico (in fase di realizzazione) che sarà adibito alle prove di ricerca e sviluppo e di certificazione.


La lavorazione più complessa è quella che riguarda la produzione delle vasche rettangolari le cui fasi operative, dalla realizzazione alla messa a dimora, vengono illustrate sommariamente nella sottostante sequenza fotografica.


3. Modalità di allestimento e installazione.

Una volta costruite e posizionate nell’area montaggi, le vasche vengono variamente allestite a seconda della loro funzione nel ciclo operativo dell’impianto. Completato l’allestimento, le vasche vengono trasportate in cantiere e posate, tramite idonea gru, su un piano di appoggio predisposto fuori terra o sul fondo di uno scavo nel caso di installazione interrata. Posizionate le vasche, vengono eseguiti i lavori di collegamento idraulico ed elettrico quindi vengono posate le strutture di rialzo e copertura al piano di campagna ed eseguite le opere di rinterro. In genere l’installazione di un impianto, anche il più complesso, richiede pochi giorni di lavoro.


Da quanto sopra si evince che, rispetto alla costruzione in opera, la realizzazione degli impianti di trattamento acque con l’impiego di vasche monoblocco prefabbricate in cemento armato vibrato completamente preallestite nello stesso stabilimento di produzione comporta rilevanti economie di costruzione e la massima garanzia di qualità derivante dai controlli certificati dal costruttore.

4. Campi di impiego.

Impiegate tal quali, le vasche della serie possono essere utilizzate come cisterne per l’accumulo di acque primarie (anche potabili) o meteoriche a fini di irrigazione, lavaggio strade e piazzali, antincendio, uso domestico e industriale oppure di acque reflue a fini di stoccaggio provvisorio in attesa del prelievo tramite autospurgo per il conferimento ad un centro terzo di trattamento. In realtà le vasche sono state concepite sin dalla fase di progettazione per essere impiegate nella realizzazione degli impianti di trattamento delle acque reflue e delle acque meteoriche di dilavamento nonché dei sistemi di alimentazione idrica degli impianti antincendio descritti in ogni dettaglio nel sito dello Studio Associato di Ingegneria Ambientale e di seguito riepilogati.

4.1 Impianti di trattamento degli scarichi domestici e urbani.

Questa serie di impianti comprende le tipologie raffigurate nella sottostante sequenza fotografica.



Fosse biologiche

Le fosse biologiche comprendono le fosse settiche tradizionali e quelle tipo Imhoff. Ove ammesse dalle norme locali, queste vengono correntemente impiegate a servizio di fabbricati mono-plurifamiliari e complessi edilizi non allacciati alla pubblica fognatura con funzione di sedimentazione primaria delle acque di scarico e digestione anaerobica del fango sedimentato a monte di un sistema di subdispersione nel terreno avente funzione di trattamento secondario e terziario dell’acqua chiarificata. Le fosse della serie sono realizzate con l’impiego delle vasche circolari fino a utenze di 50 abitanti e delle vasche rettangolari per utenze superiori.

Depuratori per piccole comunità isolate

I depuratori per piccole comunità isolate vengono in genere impiegati nelle situazioni in cui le fosse biologiche non sono ammesse. Gli impianti della serie comprendono tre modelli da 10, 20, 30/40 abitanti con l’impiego delle vasche circolari. Queste sono suddivise internamente in tre comparti in cui vengono ricavati una fossa Imhoff, un filtro percolatore aerobico con ricircolo ed un sedimentatore secondario. Il sistema impiantistico risultante dall’abbinamento di questi tre componenti è ritenuto da tutte le norme regionali adottabile come trattamento appropriato delle acque di scarico domestiche o assimilate provenienti da insediamenti, installazioni o edifici isolati.

Depuratori per centri residenziali

La serie dei depuratori per centri residenziali comprende diverse tipologie di impianti per utenze che vanno da 40 a 700 abitanti. Tutte le tipologie sono basate sullo schema di trattamento biologico a fanghi attivi tradizionale o su una sua variante (nitro-denitro, contatto-stabilizzazione, SBR, MBR). Gli impianti sono realizzati con l’impiego di una o più vasche rettangolari variamente configurate a seconda della potenzialità dell’impianto e dello schema di processo adottato. L’esigenza di una offerta così diversificata e qualificata nasce dalla necessità di assicurare il rispetto dei limiti normativi di emissione in tutte le possibili situazioni di scarico dell’acqua depurata.

Depuratori per frazioni comunali e piccoli comuni

I depuratori per frazioni comunali e piccoli comuni della serie sono basati su una configurazione costruttiva e funzionale del tutto particolare essendo composti da un bacino di bilanciamento idraulico e filtrazione biologica, un complesso biologico a fanghi attivi a schema contatto-stabilizzazione ed un sedimentatore lamellare. Questi componenti hanno in comune la peculiarità di richiedere volumi di impianto 3 - 4 volte inferiori a quelli dei sistemi tradizionali paritetici. Oltre al vantaggio di una minore occupazione di area, questa peculiarità consente l’impiego di vasche monoblocco prefabbricate in cemento armato vibrato per taglie di impianto fino a 2000 abitanti che sono inaccessibili a tale tecnologia qualora vengano utilizzati schemi di trattamento tradizionali.

4.2 Impianti di trattamento degli scarichi aziendali biodegradabili.

Non sono poche né di poco conto le aziende le cui acque reflue di lavorazione sono biodegradabili. Si citano fra le altre le aziende agroalimentari (cantine, caseifici, conservifici, ecc.), gli allevamenti zootecnici e gli impianti di lavorazione carne (mattatoi, salumifici, ecc.), le attività di lavaggio (autolavaggi, lavanderie industriali, ecc.). Salvo eccezioni dovute a situazioni particolari (tipica è la mancanza di spazio nello stabilimento) tali scarichi devono essere depurati per via biologica. L’impiego di un depuratore tradizionale, come quelli sopra descritti, può non essere appropriato soprattutto per quegli scarichi che, rispetto alle acque reflue domestiche, presentano alcune specificità importanti come l’elevato contenuto di sostanze organiche e nutrienti in raffronto al carico idraulico, l’estemporaneità degli scarichi bene che vada limitati all’intervallo di lavorazione giornaliera e a volte anche stagionali, la presenza in concentrazioni rilevanti di inquinanti particolari. In considerazione di quanto sopra, lo Studio Associato di Ingegneria Ambientale ha progettato e brevettato un sistema di trattamento risultante dall’abbinamento fra un bacino di bilanciamento idraulico e filtrazione biologica ed un impianto di fitodepurazione da impiegare soprattutto per la depurazione delle acque di scarico delle aziende agroalimentari ma anche di altri liquami fra cui in particolare i reflui di allevamenti zootecnici e il percolato di discarica.



A parte un trattamento primario, in genere necessario, il sistema opera in due fasi. Nella prima fase il bacino provvede contestualmente ad equalizzare il flusso di alimentazione del sistema (bilanciamento idraulico) e a rimuovere una consistente frazione del carico inquinante dell’acqua di scarico tramite un primo stadio depurativo a biomassa adesa (filtrazione biologica), nella seconda fase l’acqua biofiltrata viene sottoposta a un trattamento di finitura ad opera dell’impianto di fitodepurazione. Questo, ovviamente, richiede un impegno di superficie molto ridotto essendo alimentato da un’acqua abbondantemente depurata. Oltre a questo vantaggio, che non è da poco, è opportuno rimarcare l’elevata efficienza ed affidabilità di funzionamento del sistema che lo rendono particolarmente appropriato per il trattamento degli scarichi aziendali.

4.3 Impianti di trattamento degli scarichi aziendali non biodegradabili.

La depurazione chimico-fisica è la tecnica comunemente utilizzata per il disinquinamento di liquami inquinati non o difficilmente biodegradabili quali sono buona parte delle acque reflue industriali. Fra queste, a titolo di esempio, si citano gli scarichi di aziende chimiche, petrolchimiche, galvaniche, ceramiche, nonché di officine meccaniche, cementifici, vetrerie, mobilifici, cabine di verniciatura, ecc.
In linea generale, tale tecnica consente di rimuovere dai liquami inquinati le sostanze contaminanti di natura sospesa e colloidale e i metalli tramite un procedimento articolato in due fasi successive: nella prima fase (flocculazione) il liquame viene miscelato con additivi chimici che provocano l’agglomerazione in fiocchi dei contaminanti, nella seconda fase (chiarificazione) i fiocchi vengono separati per gravità dall’acqua e rimossi sotto forma di fango umido da sottoporre a disidratazione. Se l’acqua chiarificata presenta un inquinamento residuo eccessivo, dovuto in genere alla presenza di sostanze microinquinanti che sfuggono al trattamento chimico, si procede ad un affinamento finale tramite filtrazione dell’acqua attraverso filtri a sabbia e a carboni attivi.



La serie di depuratori chimico-fisici progettati dallo Studio Associato di Ingegneria Ambientale comprende due tipologie di impianti. Una, di tipo tradizionale, è basata sulla separazione del fango tramite sedimentazione ed una, di tipo innovativo, in cui il fango viene separato per flottazione. Il depuratore tradizionale è realizzato con l’impiego sia delle vasche circolari (per impianti di piccola capacità) sia di quelle rettangolari (per impianti di maggiore capacità) ed è composto dai pozzetti di flocculazione, dal bacino di sedimentazione e dai bacini di accumulo del fango residuo e dell’acqua depurata. Il depuratore innovativo è realizzato in carpenteria metallica (acciaio inossidabile) e consiste in un chiariflocculatore chimico-fisico composto da un canale di flocculazione, miscelato con aria compressa, solidale e sovrastante una vasca di flottazione ad aria disciolta a sua volta abbinata a un disidratatore del fango a sacchi drenanti. Ambedue le tipologie di impianto comprendono una stazione di dosaggio degli additivi chimici.

4.4 Impianti di recupero/trattamento delle acque meteoriche di dilavamento.

La serie di impianti impiegati per il recupero/trattamento delle acque meteoriche di dilavamento comprende le tipologie impiantistiche raffigurate nella sottostante sequenza fotografica.



Le vasche di raccolta e accumulo dell’acqua piovana sono generalmente destinate al recupero dell’acqua ad uso di irrigazione del verde, lavaggio dei piazzali, ecc. A tal fine vengono impiegate sia le vasche circolari che quelle rettangolari per capacità di accumulo da 3 a 52 m3. Le vasche possono essere equipaggiate con una pompa di rilancio dell’acqua e uno speciale filtro a pulizia automatica che rimuove la fanghiglia che potrebbe intasare le lance di irrigazione.
Le altre tipologia vengono impiegate per separare e segregare gli inquinanti, in genere fanghiglia e sospensioni oleose, trascinate dalle acque meteoriche nel dilavamento delle superfici scolanti. A tal fine, le vasche di prima pioggia sono adatte alle superfici molto estese, eventualmente inquinate da sostanze che necessitano di un trattamento più spinto della sola disoleazione, mentre i disoleatori vengono normalmente applicati ai piccoli piazzali quali, ad esempio, quelli di pertinenza di distributori di carburante, autofficine, depositi, ecc. I presidi per sedi stradali si differenziano dagli altri disoleatori in quanto comprensivi di un bacino di raccolta e accumulo di emergenza dell’olio risultante da eventuali sversamenti accidentali e di un dispositivo di bypass automatico in tali situazioni. La soluzione adottata è brevettata dallo Studio Associato di Ingegneria Ambientale.

4.5 Vasche antincendio.

Per vasche antincendio si intende il sistema di alimentazione idrica degli impianti antincendio, siano essi a idranti o a sprinkler, composto dal locale pompe, con il relativo gruppo di pompaggio, costruttivamente integrato con la riserva idrica.

Le recenti norme UNI in materia di impianti antincendio, ed in particolare la UNI 11292 concernente i locali destinati ad ospitare i gruppi di pompaggio, hanno modificato radicalmente le disposizioni che disciplinano i sistemi di alimentazione idrica degli impianti antincendio, mettendo di fatto fuori norma i sistemi realizzati con serbatoi metallici. Lo Studio di Associato di Ingegneria Ambientale ha sviluppato, fin dalla fase di gestazione delle norme, una serie di progetti che oggi consentono di realizzare, con l’impiego delle vasche della serie in esame, sistemi integrati di alimentazione idrica in assoluta conformità con le disposizioni normative.

5. Garanzie, calcoli strutturali e certificazioni.

Nel proprio stabilimento di Perugia, la Cancellotti s.r.l. applica il sistema di gestione a norma UNI EN ISO 9001 a garanzia di affidabilità della produzione e di miglioramento continuo delle prestazioni nei confronti dei committenti. Per quanto attiene la loro integrità strutturale, le vasche della serie sono garantite per 10 anni.
Gli spessori e le armature degli elementi strutturali di tutte le vasche della serie sono stati progettati dalla ArchiplanProgetti sulla base di valutazioni e calcoli rispondenti alle disposizioni della NTC 2008, di cui al D.M. 14 gennaio 2008, concernente le norme tecniche per le costruzioni, con particolare riguardo al punto 7.4.5 che disciplina le costruzioni prefabbricate. Gli stessi progettisti provvedono, per ogni applicazione delle vasche e per tutte le possibili configurazioni geometriche degli impianti, ad elaborare una relazione di verifica strutturale sulla base delle informazioni fornite per via telematica dal committente relativamente al grado di sismicità della zona di installazione, alla consistenza del terreno come attestata da una perizia geologica, alla profondità di installazione e alla natura del materiale di riporto nel caso delle vasche interrate. La relazione è firmata da un ingegnere iscritto all’albo con elevato grado di qualificazione nel settore, per cui può ritenersi esaustiva per la pratica di autorizzazione da presentare agli uffici competenti. Questa prestazione è data a corredo della fornitura delle vasche.

Tutti gli impianti descritti nel paragrafo precedente, ove richiesto dalle norme, sono certificati dal costruttore sulla base di prove effettuate mediante le apparecchiature e le procedure di prova specificate dalle competenti norme UNI. A tal fine, nello spazio dedicato a laboratorio tecnologico, è stato ricavato un ambiente attrezzato per le prove di certificazione oltre che per le tutte attività di ricerca e sviluppo in corso a supporto della produzione industriale.

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