Studio Associato di Ingegneria Ambientale di Guido Scarano ed Alessandro Scoccia
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Vasche di prima pioggia

Le vasche di prima pioggia sono realizzate con l’impiego delle vasche monoblocco prefabbricate in c.a.v. e relative coperture descritte nell’ annesso A.
La serie comprende le vasche di prima pioggia a svuotamento programmato, adatte a superfici scolanti di elevata estensione, e quelle a svuotamento in continua idonee per superfici di minore entità. Nella versione a svuotamento programmato, gli impianti sono composti da un bacino mono o plurivasche per l’accumulo delle acque di prima pioggia installato a valle del pozzetto di separazione dalla seconda pioggia ed equipaggiato con una pompa di svuotamento comandata da quadro elettrico programmato con PLC. Tale pompa alimenta l’unità di trattamento della prima pioggia realizzata a parte e costituita da un separatore di liquidi leggeri di classe І (disoleatore coalescenze secondo la noma UNI EN 858-1) o da un depuratore chimico-fisico a seconda della natura e del grado di contaminazione della superficie scolante. Nella versione a svuotamento in continua, il disoleatore o il depuratore chimico-fisico sono ricavati nella stessa vasca contenente il bacino di accumulo della prima pioggia all’uopo compartimentata. La tabella sottostante riporta le dimensioni e i pesi delle vasche di prima pioggia e dei disoleatori correntemente abbinatii per le varie superfici scolanti.
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    1. Introduzione

    La serie delle vasche di prima pioggia di seguito relazionata è realizzata con l’impiego di vasche monoblocco prefabbricate in cemento armato vibrato costruite e allestite dalla Cancellotti s.r.l. nel proprio stabilimento di Perugia su progettazione dello Studio Associato di Ingegneria Ambientale. Nella specifica applicazione in esame, le vasche vengono interrate e ricoperte con solai di copertura carrabile o pedonale recanti le dovute aperture di ispezione munite di chiusini in ghisa di classe adeguata. In quanto realizzate a getto in soluzione monoblocco con cemento e ferro controllati in stabilimento, tali vasche forniscono la massima garanzia di tenuta idraulica, di resistenza strutturale e di durata nel tempo.


    2. Disciplina delle acque di prima pioggia

    Le acque meteoriche di dilavamento e le acque di prima pioggia sono disciplinate dall’art. 113 della parte terza del D.Lgs. n. 152/2006. Il comma 3 di tale articolo recita testualmente: “Le regioni disciplinano i casi in cui può essere richiesto che le acque di prima pioggia e di lavaggio delle aree esterne siano convogliate e opportunamente trattate in impianti di depurazione per particolari condizioni nelle quali, in relazione alle attività svolte, vi sia il rischio di dilavamento da superfici impermeabili scoperte di sostanze pericolose o di sostanze che creano pregiudizio per il raggiungimento degli obiettivi di qualità dei corpi idrici”.
    Le norme emanate in materia dalle diverse regioni forniscono uno scenario piuttosto complesso e variegato. In quanto segue vengono enunciati i principi generali, più o meno comuni alle varie norme, che sono stati assunti a base di progettazione delle vasche di prima pioggia della serie. Le acque di prima pioggia sono definite come le prime acque meteoriche di dilavamento fino ad una certa altezza massima di precipitazione (in genere 5 mm), uniformemente distribuiti sull’intera superficie scolante, relativamente ad ogni evento meteorico preceduto da un certo intervallo di tempo asciutto (in genere almeno 48 ore). Tali acque contengono le sostanze inquinanti trascinate nel dilavamento della superficie scolante e quindi devono essere separate dalle successive (seconda pioggia) e, ove non recapitate in fognatura nera, devono essere assoggettate a particolare trattamento prima del loro scarico. Per le superfici poco inquinate (vie di transito veicolare, parcheggi, ecc.) viene in genere previsto un trattamento di sfangamento e disoleazione. Per le superfici più inquinate (depositi di prodotti, scarti, rifiuti, ecc.) può risultare necessario il ricorso ad un trattamento chimico-fisico. In ogni caso, le norme sono piuttosto concordi nell’applicare i limiti di emissione previsti per le acque reflue industriali alle acque di prima pioggia ove inquinate dal dilavamento di superfici adibite ad attività produttive.
    Tutte le vasche di prima pioggia della serie sono configurate ed attrezzate in modo da operare secondo i suddetti principi, fermo restando la possibilità di apportare modifiche strutturali e/o funzionali ove richiesto da specifiche disposizioni della normativa regionale.


    3. Configurazione delle vasche di prima pioggia a svuotamento programmato

    Nella versione a svuotamento programmato, le vasche di prima pioggia della serie sono composte da un bacino di accumulo delle acque di prima pioggia preceduto da un pozzetto di separazione dalle acque di seconda pioggia ed equipaggiato con una pompa di svuotamento comandata da un quadro elettrico programmato con PLC. La serie comprende i sette modelli sotto elencati.



    3.1 Descrizione dei singoli componenti

    Il bacino di accumulo delle acque di prima pioggia possiede una capacità tale da contenere tutta la quantità di acque meteoriche di dilavamento risultante dai primi 5 mm di pioggia caduta sulla superficie scolante di pertinenza dell’impianto (a titolo di esempio, il bacino dell’impianto V1P/10000, costituito da una vasca avente una capacità di oltre 52 m3, è in grado di accumulare le acque di prima pioggia provenienti da una superficie scolante di circa 10.000 m2). Il bacino è collegato al pozzetto separatore che è a sua volta collegato alla condotta di drenaggio delle acque meteoriche di dilavamento (in entrata) e alla condotta di scarico della seconda pioggia (in uscita). La tubazione di comunicazione fra il pozzetto separatore e il il bacino di accumulo è munita di deflettore di sbocco a T che impedisce il riflusso delle sospensioni galleggianti. La condotta di scarico della seconda pioggia è separata dalle altre due tramite uno stramazzo livellatore la cui soglia determina il livello dell’acqua nel bacino di accumulo della prima pioggia (ossia, quando il livello nel bacino raggiunge la soglia dello stramazzo, le acque meteoriche di dilavamento entranti nel pozzetto tracimano e defluiscono nella condotta di scarico diretto al corpo recettore).


    In corrispondenza della condotta di entrata nel pozzetto separatore è installata una staffa che sorregge una sonda rivelatrice di pioggia collegata al quadro elettrico. La sonda è costituita da un sensore ad elettrodi installato sulla staffa che viene fissata al fondo delle condotta di drenaggio delle acque meteoriche di dilavamento in corrispondenza dell’imbocco nel pozzetto separatore. Quando piove, sulla staffa scorre un velo d’acqua che chiude il collegamento elettrico fra gli elettrodi inviando un segnale al quadro che è quindi in grado di rilevare quando comincia e finisce l’evento meteorico.



    La separazione tramite stramazzo della prima pioggia dalla seconda è la soluzione più semplice ed economica ma impone un abbassamento della condotta di scarico della seconda pioggia rispetto al quella di entrata delle acque meteoriche di dilavamento che a volte non consente il recapito della seconda pioggia al corpo recettore non essendo disponibile il necessario dislivello. In questi casi, in luogo dello stramazzo, viene installata una valvola di chiusura automatica a galleggiante sulla tubazione di collegamento fra il pozzetto separatore e il bacino di accumulo della prima pioggia. Tale valvola, realizzata in acciaio inossidabile, è costituita da un portello basculante movimentato tramite rinvii da un galleggiante appositamente tarato che chiude la tubazione di collegamento con il pozzetto allorché l’acqua nel bacino raggiunge un prestabilito livello.

    La pompa di svuotamento del bacino di accumulo delle acque di prima pioggia è installata sul fondo della vasca a valle di una soglia che la tiene al riparo dalla fanghiglia. La pompa viene attivata automaticamente dal PLC del quadro elettrico sulla base del segnale della sonda rilevatrice di pioggia montata allo sbocco della condotta di immissione nel pozzetto separatore. Tutte le operazioni comandate dal quadro sono visualizzate dal pannello schematizzato a lato.


    Quando la sonda segna la fine di un evento meteorico, il quadro avvia un contatore che dopo un certo tempo di attesa (48 ore meno il tempo di svuotamento) attiva la pompa. Se durante il tempo di attesa si verifica un altro evento meteorico, il quadro riazzera il contatore per cui lo svuotamento del bacino viene operato sempre dopo 48 ore di tempo asciutto. Una volta attivata la pompa, parte un secondo contatore che si interrompe quando l’interruttore di livello segnala il completo svuotamento del bacino. Se ciò non si verifica entro un prestabilito periodo di tempo, il quadro attiva un allarme acustico per avvertire l’operatore di un possibile malfunzionamento della pompa.


    3.2 Scelta dell’unità di trattamento delle acque di prima pioggia

    Come già anticipato, il trattamento a cui devono essere sottoposte le acque di prima pioggia dipende dalla natura e dalla entità delle sostanze inquinanti depositate sulla superficie scolante.

    Sfangamento e disoleazione

    Per superfici poco inquinate (vie di transito veicolare, parcheggi, ecc.) le vasche di prima pioggia vengono in genere abbinate ad un impianto di separazione per liquidi leggeri che provvede alla rimozione dei solidi e delle sospensioni oleose che vengono trascinate dalle acque di prima pioggia nel dilavamento della superficie scolante. Gli impianti adottati sono separatori di classe І (disoleatore coalescente) secondo la definizione del prospetto 1 della norma UNI EN 858-1, realizzati e certificati in conformità con i principi di progettazione e le procedure di prova stabiliti dalla suddetta norma.

    I disoleatori sono realizzati con l’impiego di vasche monoblocco prefabbricate in cemento armato vibrato a sezione circolare internamente suddivise tramite un setto mediano in due comparti separati di cui il primo (sedimentatore) è preposto alla separazione e all’accumulo dei solidi (fango, limo, sabbia, ecc.) mentre il secondo (separatore) provvede alla separazione a all’accumulo delle sospensioni oleose (benzina, petrolio, ecc.). Le vasche sono equipaggiate con una valvola a galleggiante per la chiusura automatica della condotta di entrata nel comparto in caso di eccesso di olio, con un contenitore munito di rubinetto di travaso per la raccolta e l’accumulo dell’olio galleggiante e con un filtro a coalescenza, innestato sulla tubazione di uscita, che provvede a rimuovere dall’acqua le microparticelle oleose che sfuggono alla separazione per gravità. Sotto il fondo del filtro è realizzato il dispositivo di controlavaggio costituito da un circuito a tubi forati alimentato da un compressore d’aria.

    La dimensioni nominale (NS) dei disoleatori impiegati per il trattamento delle acque di prima pioggia è certificata dal costruttore a seguito delle prove effettuate in conformità con le prescrizioni del punto 8.3.3 della UNI EN 858-1. La scelta dei disoleatori che devono essere abbinati alle vasche di prima pioggia comprese nella serie deve essere effettuata con l’ausilio della formula (1) e dei prospetti 2 e 3 del punto 4.3 della norma UNI EN 858-2 che correlano la dimensione nominale del separatore con la portata dell’acqua piovana influente la quale, nella fattispecie, è uguale alla portata progettuale di svuotamento del bacino di accumulo delle acque di prima pioggia. Nella tabella sottostante viene esplicitato l’abbinamento più ricorrente fra le vasche di prima pioggia e i disoleatori con la premessa che, ove si preveda un elevato grado di inquinamento delle acque di prima pioggia, possono essere impiegati disoleatori di maggiore dimensione nominale.


    A solo titolo indicativo, il disegno che segue riproduce il progetto di una vasca di prima pioggia con relativo disoleatore per una superficie scolante di 10.000 m2. La soluzione costruttiva prevede un pozzetto separatore delle acque di prima pioggia tramite stramazzo livellatore che può essere sostituito da una valvola di chiusura automatica a galleggiante qualora l’abbassamento della condotta di scarico della seconda pioggia non ne consenta il recapito al corpo recettore.


    Il disegno che segue riproduce il progetto di una vasca di prima pioggia con relativo disoleatore per una superficie scolante di 20.000 m2 dove si evidenziano le modalità con cui le due vasche che compongono il bacino di accumulo delle acque di prima pioggia vengono accoppiate in modo da conseguire la capacità richiesta dalle norme (100 m3).


    Depurazione chimico-fisica

    Per superfici scolanti che sono particolarmente contaminate (quali ad esempio quelle adibite a deposito di prodotti, scarti e rifiuti ovvero quelle che sono o possono essere interessate dalla presenza di sostanze altamente inquinanti come la calce, il cemento, i metalli, ecc.) può risultare necessario il ricorso ad un trattamento chimico-fisico delle acque di prima pioggia.
    In linea generale, la tecnica della depurazione cimico-fisica consente di rimuovere dai liquami inquinati le sostanze contaminanti di natura sospesa e colloidale tramite un procedimento articolato in due fasi successive: nella prima fase (flocculazione) il liquame viene miscelato con additivi chimici che provocano l’agglomerazione in fiocchi dei contaminanti, nella seconda fase (chiarificazione) i fiocchi vengono separati per gravità dall’acqua e rimossi sotto forma di fango umido da sottoporre a disidratazione.
    La flocculazione richiede l’impiego abbinato di tre tipi di additivi chimici: il correttore del pH, il coagulante primario e il coagulante ausiliario. Il correttore del pH ha la funzione di modificare il pH del liquame per ricondurlo nel campo dei valori ottimali per l’azione del coagulante ausiliario che in genere è prossimo alla neutralità. A tal fine viene impiegato un acido forte o una base forte che, dissociandosi completamente in acqua, liberano gli ioni idrogeno o idrossido necessari per neutralizzare l’acidità o l’alcalinità iniziale del liquame nonché l’azione acidificante del coagulante primario. Il coagulante primario ha la funzione di coagulare in microfiocchi le sostanze inquinanti presenti nel liquame sotto forma di particelle colloidali. I reagenti impiegati sono sali di metalli trivalenti che, dissociandosi completamente in acqua, liberano gli ioni positivi dei metalli che interagiscono con le cariche elettriche superficiali negative delle particelle colloidali annullando le forze elettrostatiche di reciproca repulsione. Una volta scariche, le particelle si raggruppano in coaguli che vengono meccanicamente inglobati nei microfiocchi risultanti dalla precipitazione dell’idrossido metallico.
    Il coagulante ausiliario ha la funzione di agglomerare i microfiocchi risultanti dalla coagulazione primaria e i solidi sospesi originariamente contenuti nel liquame in macrofiocchi agevolmente separabili dall’acqua chiarificata. I polielettroliti impiegati a tal fine sono polimeri organici di sintesi le cui molteplici catene molecolari hanno la capacità di formare legami di natura elettrica e meccanica fra i corpuscoli presenti nel liquame. Tali prodotti sono commercialmente classificati a seconda del segno della carica elettrica delle loro molecole (anionici a carica negativa, non ionici e cationici a carica positiva) e a seconda dell’entità di tale carica (deboli, medi e forti).

    Gli additivi chimici sono dosati nei pozzetti di flocculazione, descritti in quanto segue, da una stazione costituita dai serbatoi di contenimento delle soluzioni acquose dei tre reagenti prima specificati e dalle rispettive pompe dosatrici. Il serbatoio del polielettrolita, reperibile in polvere sul mercato, è altresì equipaggiato con un elettroagitatore per la dissoluzione del prodotto in acqua. Le pompe dosatrici sono del tipo volumetriche a portata variabile e, così come la pompa di rilancio delle acque di prima pioggia, sono comandate dall’interruttore di livello installato nel bacino di accumulo e, limitatamente alla pompa dosatrice del correttore del pH, da un pHmetro la cui sonda è installata nei pozzetti di flocculazione. In virtù di quanto sopra, previo regolazione delle pompe dosatrici sulla base della portata di svuotamento del bacino e dei dosaggi stabiliti, gli additivi chimici vengono immessi solo in presenza di alimentazione e in ragione della sua portata.

    Gli additivi chimici iniettati dalla stazione di dosaggio si miscelano e reagiscono con l’acqua di prima pioggia, rilanciata dalla pompa di svuotamento del bacino di accumulo, in due pozzetti di flocculazione realizzati con l’impiego di due vasche in cemento armato disposte in serie. Nel primo pozzetto, l’acqua rilanciata si miscela con il correttore del pH e con il coagulante primario grazie all’azione di un agitatore ad elica di tipo veloce (accoppiamento diretto albero-motore). Nel secondo pozzetto, l’acqua precoagulata in uscita dal primo si miscela con il coagulante ausiliario grazie all’azione di un agitatore ad elica di tipo lento (accoppiamento albero-motore tramite motoriduttore). Dal secondo pozzetto fuoriesce una miscela di acqua e fiocchi di fango in sospensione che devono essere separati per poi essere conferiti nei rispettivi bacini di accumulo.

    Il trattamento di separazione fra i fiocchi di fango e l’acqua chiarificata viene operato in un bacino di sedimentazione costituito da una vasca monoblocco prefabbricata in cemento armato vibrato a pianta quadrata con fondo a tramoggia inclinata di 60° ovvero da un analogo comparto ricavato all’interno di una vasca rettangolare. Il bacino è equipaggiato con i dispositivi tipici dei sedimentatori statici a flusso ascensionale: condotta di immissione della miscela flocculata, deflettore cilindrico coassiale, canaletta perimetrale di sfioro a profilo Thomson, condotta di scarico dell’acqua chiarificata. Il bacino è altresì attrezzato con una pompa sommersa posizionata nel pozzetto di fondo della tramoggia la cui tubazione di mandata adduce al bacino di accumulo del fango di supero. La pompa può essere a comando manuale o a funzionamento automatico comandato dal quadro elettrico sulla base di una logica da definire in fase di progetto.
    Il bacino di sedimentazione separa per gravità i fiocchi presenti nella miscela i quali si depositano sulla tramoggia di fondo addensandosi in uno strato di fango mentre l’acqua chiarificata surnatante tracima nella canaletta di sfioro da cui defluisce nel bacino di accumulo ovvero nella condotta di scarico dell’acqua depurata ove non sia previsto il suo recupero. Il fango sedimentato viene periodicamente estratto dal fondo della tramoggia tramite la pompa ivi installata che provvede a conferirlo al bacino di accumulo dove si ispessisce addensandosi sul fondo. Periodicamente, il fango ispessito deve essere spurgato e conferito ad un centro di trattamento o disidratato in loco tramite disidratatore a sacchi filtranti, filtropressa o nastropressa.
    Nelle sottostanti fotografie sono raffigurate due applicazioni piuttosto significative del sistema di abbinamento fra la vasca di prima pioggia e il depuratore chimico-fisico.


    Le acque meteoriche di dilavamento delle superfici scolanti (20.000 m2) dello stabilimento Calce San Pellegrino di Narni (TR) sono inquinate da residui di calce, tali acque presentano un elevato valore del pH ed un alto contenuto di solidi sospesi non sedimentabili. Pertanto è stato realizzato un impianto composto da una vasca di prima pioggia da 100 m3 abbinata ad un depuratore chimico-fisico dimensionato per una portata di 2 m3/h. Un impianto del tutto simile è stato realizzato presso la Cusi di Bastia Umbra (PG), una ditta produttrice di calcestruzzi preconfezionati. Anche in questo caso, essendo inquinate dalle polveri di cemento, le acque meteoriche di dilavamento presentano un elevato valore del pH ed un alto contenuto di solidi sospesi non sedimentabili. Nell’applicazione specifica, il depuratore chimico-fisico viene impiegato anche per il trattamento delle acque di lavaggio delle betoniere a servizio dello stabilimento. In ambedue le applicazioni, gli impianti consentono di recuperare per usi interni agli stabilimenti all’incirca 100 m3 di acqua di seconda pioggia e di prima pioggia depurata.


    4. Configurazione delle vasche di prima pioggia a svuotamento in continua

    Per superfici scolanti di piccola entità e poco inquinate, il disoleatore può essere ricavato nella stessa vasca contenente il bacino di accumulo della prima pioggia tramite interposizione di un setto divisorio interno. In tal caso si può evitare l’impiego del pozzetto separatore e del quadro elettrico di controllo ricorrendo allo svuotamento in continua operato dalla pompa di rilancio della prima pioggia previo consenso dell’interruttore di livello. Poiché la pompa è in grado di svuotare il bacino nelle 48 ore, l’impianto opera nel pieno rispetto delle norme in quanto garantisce il rilancio al trattamento di tutte le acque di prima pioggia.
    Ne consegue che le vasche di prima pioggia a svuotamento in continua sono realizzate con l’impiego di un’unica vasca monoblocco prefabbricata in cemento armato vibrato suddivisa tramite un setto trasversale interno in due comparti. Il primo di questi possiede la capacità necessaria per accumulare tutte le acque di prima pioggia ed è equipaggiato con una pompa di rilancio al secondo comparto il quale è conformato e attrezzato come un separatore di classe І (disoleatore coalescente secondo il prospetto 1 della norma UNI EN 858-1) di dimensione nominale NS sufficiente a garantire, alla portata progettuale di rilancio, la rimozione dei solidi sospesi e degli oli contenuti nelle acque di prima pioggia entro i limiti previsti dalla suddetta norma. Una speciale valvola a galleggiante, collegata alla condotta di entrata delle acque meteoriche di dilavamento e alla condotta di scarico della seconda pioggia, impedisce a quest’ultima di trascinare le sostanze galleggianti. La valvola, interamente realizzata in acciaio inossidabile, è costituita da un fondo galleggiante che, guidato da apposite slitte, risale man mano che aumenta il livello dell’acqua nel bacino. Una volta occlusa l’apertura di accesso al bacino, tutta l’acqua entrante fuoriesce direttamente nella condotta di scarico della seconda pioggia.


    Rispetto alle vasche di prima pioggia a svuotamento programmato, quelle a svuotamento in continua presentano lo svantaggio di trattare anche una parte, seppur minima, delle acque di seconda pioggia. In compenso, l’impianto ha un costo inferiore in quanto la fornitura non comprende il quadro elettrico di controllo e la sonda di rilevamento pioggia che, nel caso di superfici scolanti di piccola entità, hanno una incidenza apprezzabile. i disegni seguenti riproducono tipicamente i progetti delle vasche di prima pioggia a svuotamento in continua per superfici scolanti di 1200 e 3300 m2.



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